Quale è la portata turistica di un luogo?
Una delle grandi sfide del turismo contemporaneo riguarda la capacità di comprendere fino a che punto un territorio possa svilupparsi senza perdere la propria identità.
Qual è, dunque, la reale portata turistica di un luogo?
I parametri fondamentali sono due:
- il valore originario del luogo;
- la capacità sociale e culturale di custodirlo.
Gli antichi Romani elevavano questo valore al rango di principio sacro. Lo chiamavano Genius Loci: lo “spirito del luogo”.
Ogni territorio possedeva una propria identità e meritava rispetto. Era, di fatto, un limite all’azione umana.
Oggi molti Genii Locorum vengono progressivamente sacrificati proprio nel nome del turismo. Interi territori si stanno adattando a modelli standardizzati per accogliere flussi sempre maggiori di visitatori, spesso senza una reale consapevolezza degli effetti che un eccesso di presenza umana può avere sul valore originario del luogo. Le conseguenze sono evidenti: folle sulle montagne, borghi trasformati in scenografie permanenti, comportamenti e stili di consumo tipici delle grandi città replicati ovunque.
Nel breve periodo crescono i ricavi. Ma crescono anche traffico, consumi, pressione immobiliare e impatto ambientale. A pagarne il prezzo è il territorio stesso: la salute dell’ambiente, la qualità della vita locale e, paradossalmente, anche l’esperienza autentica del visitatore. Quanto può reggere un simile sviluppo?
La sostenibilità è cultura del limite
La sostenibilità non significa fermare lo sviluppo, ma comprenderne la misura.
La natura continua a rappresentare, nell’immaginario collettivo, il significato più profondo del viaggio. Ma la natura richiede limiti, rispetto e responsabilità. Significa comprendere che non ogni luogo deve trasformarsi in uno spazio totalmente accessibile, disponibile e adattato al comfort urbano del visitatore. Se New York è New York, allora Selva Gardena o le Cinque Terre non possono diventarlo.
Un territorio autentico non dovrebbe rincorrere modelli artificiali di crescita, ma rafforzare ciò che lo rende unico: il suo paesaggio, la sua cultura, i suoi ritmi naturali e sociali.
Per questo la sostenibilità è prima di tutto una questione culturale.
Negli anni passati il turismo sostenibile è stato spesso interpretato come una semplice opportunità di crescita economica “più corretta”. Ma raramente ci si è chiesti quale fosse il limite reale di domanda turistica che un luogo potesse sostenere senza alterare il proprio equilibrio. Venezia ne è diventata uno dei simboli più evidenti.
Il parametro “0” del limite di portata turistica
Esiste una soglia oltre la quale un luogo inizia a perdere sé stesso. La vera domanda non è quante persone un territorio possa contenere, ma quanto valore originario riesca ancora a preservare.
Quando:
- il paesaggio viene deturpato;
- gli abitanti smettono di riconoscersi nel luogo in cui vivono;
- le case diventano prevalentemente stagionali;
- l’economia locale dipende quasi esclusivamente dal turismo;
- gli operatori economici estraggono valore senza reinvestire nella cura del territorio….
allora significa che la soglia di sostenibilità è già stata superata. Il vero parametro “0” della sostenibilità è quindi la tutela del valore originario del luogo. Perché un territorio non è sostenibile quando produce di più, ma quando riesce ancora a rimanere vivo, riconoscibile e abitabile da una comunità con quella cultura identitaria che esisteva prima e che verrà anche dopo di noi.
