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La China elemento di sintesi di una antica pratica alchemica

Soffermarsi nel mondo dell’alchimia significa perdersi. Soprattutto quando si parla dell’elemento principe da utilizzare: la china.

La china, che comunemente consideriamo un nero inchiosto capace di tracciare segni sulla carta, è molto più di un liquido funzionale al disegno, la scrittura o la grafica in generale. E’ lo strumento che ci rende consapevoli di quanto possiamo trasformare il mondo delle sensazioni e di conseguenza quello che ci circonda.

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Antichi strumenti dell’azione

Un tempo era la spada, poi divenne la penna lo strumento capace di cambiare il pensiero delle persone. Sono entrambi simboli della volontà.
Tuttavia una penna senza china non serve a niente. E’ dunque la china quell’elemento fondamentale che serve per tracciare un pensiero, un idea, un messaggio.

L’antica pratica alchemica del tracciare il segno

Fino a quando cosideriamo gli elementi che usiamo solo in funzione delle nostre intenzioni, non faremo passi avanti. Se non impariamo a riconoscere più in profondità i principi delle nostre intenzioni, esse si impoveriscono di valore e diventano succubi dei nostri impulsi più primordiali. Ecco dunque la china, quello “strumento” fondamentale che  aiuta a calarci più in profondità in noi stessi.

La sua tinta è nera. Oscura. E come nelle tenebre più profonde, cela sfumature capaci di evocare sensazioni e percezioni sottili, inaspettatamente sorprendenti. Ma calarci nell’osservazione del nero non ci aiuta se non impariamo a conoscere di che cosa è fatto.

La china.

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China che emerge da una carta antica

La china che produco la faccio con il nerofumo. Il nerofumo è la fuliggine che recupero dal tubo di una stufa a legna, in cui ardo un legno particolare, capace di produrre grande quantità di fuliggina: il pino. La recupero e la metto in una pentola, a cui aggiungo acqua. La faccio bollire per un giorno intero. Poi, quando è bella densa, la verso dentro degli stampi di carta oleata che ricoprono formelle di legno.

La lascio lì, che si raffreddi e si solidifichi per tutto il tempo necessario.

Quando è diventata solida, il “bastone” è pronto e lo tiro fuori per poter iniziare il lavoro di levigatura. Levigo, levigo, levigo su piastre di pietra, facendo si che la polvere si mescoli con piccole quantità di acqua… cosi per ore, finchè la quantità dell’inchiostro è tale che posso versarlo dentro contenitori che ne impediscono l’evaporazione.

Processo alchemico

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La Grotta di Manthapa (India), luogo di trasformazione interiore)

E’ un lavoro lungo ma che va fatto con le mani e che richiede concentrazione, riflessione, meditazione costante sul fatto che “quell’elemento è l’essenza di quel minerale celato nelle profondità della terra e che passando attraverso la linfa delle piante, è tutto ciò che rimane dopo la loro combustione”.

E’ qualcosa “che ho rimesso in vita con l’acqua e che ora è pronto e aspetta di essere riutilizzato dall’essere umano“.
E’ qualcosa che potrebbe restare liquido informe, oppure diventare quella potente energia capace di cambiare il pensiero e le emozioni delle persone. Ma per farlo occorre che chi utilizza questo elemento sappia trarre la propria intenzione dalle dimensioni più elevate del proprio sentire e della propria vita, soprattutto se intende far si che il connubio tra cielo e terra, tra elemento tellurico e spirito sottile possa produrre un segno inequivocabilmente armonioso e perfetto. E’ qui che entra in gioco la responsabilità di noi stessi verso le nostre intenzioni.
Vogliamo usare l’inchiostro per dare valore a cosa?

Intenzione originaria

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Quando occorre scegliere…

Non si può usare questa china solo per dire “l’ho fatto”. Saremmo persone misere.
Occorre che ci sia una riflessione profonda e soprattutto occorre che tutto ci aiuti a produrre qualcosa che sia dettato dalle intenzioni più elevate, più luminose e più armoniose della vita, affinchè ciò che scriveremo, possa rimanere un “segno” capace di cambiare e trasformare.

Qui è fondamentale che chi si accinge a compiere un’opera rifletta attentamente sulla propria intenzione e impari gradualmente e umilmente a riconoscere che in fondo l’uomo non è lo scopo bensì lo strumento per saper rimenttere in vita qualcosa che potrebbe cambiare il mondo.
Quanto vale la nostra intenzione nel tempo? Quanto merita di durare? Per chi-cosa lo facciamo?
Personalmente ho trovato che il motivo più corretto per il quale possiamo “fare la china e compiere un segno”,  è la celebrazione della vita. E’ quella la sua essenza, qualcosa di più ineffabile, che mi consente ora di respirare.
Ecco, celebrare la vita e la sua bellezza, affinchè possa divenire “segno” contagioso di quel sentire umano che ci accomuna tutti quando siamo in armonia.
Ecco, ecco l’intenzione

L’intenzione del gesto

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liberare l’intenzione originaria richiede tempo

L’intenzione delle azioni umane e’ una questione antica.

Mi vengono in mente immagini di sciamani che tracciano segni e rune sulla pelle dei morti, donne berbere velate che tracciano motivi magici sulle loro mani. La china è la regina di quella tinta che inconsciamente ricerchiamo quando vogliamo rimettere in gioco la creatività.

Gli occhi truccati di antiche danzatrici d’oriente, maghi ed astrologi che tracciano oroscopi sui destini dei viandanti giunti da lontano per interrogare il loro futuro, artisti invasati dal genio rapiti dall’impulso di tracciare le loro intuizioni di messaggi giunti da non so dove per tracciare di getto poesie, poemi, musiche ispirate, visioni di quadri e opere architettoniche che sono poi divenute le opere d’arte che oggi ammiriamo.

Tutto quel che possiamo ammirare oggi proviene dalla percezione di pochi che hanno intuito, colto il segno, compiuto un gesto creativo che ha dato il via alla produttività umana. Migliaia di oggetti e opere sono state prodotte grazie all’intuizione di un solo disegno compiuto da qualcuno che ne intui l’essenza. Ecco, questa deve essere l’intenzione del gesto.

L’azione ispirata

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Artesella 2001: performance rituale

Quando uso la china, sento che devo farlo in un momento di massima forza. L’estate è la stagione che maggiormente “protegge”, l’estate quando fa caldo, c’è luce e il sole picchia allo Zenith. Ecco è il momento di massima irradiazione. Un’ergia assai più potente della mia mi può aiutare. Passa attraverso di me, attraversa la pelle, influisce nell flusso del mio sangue e sono pronto. Pronto a intingere il pennello nella china, pronto a raccogliere la sostanza più oscura, pronto a far si che essa venga “guidata” dalla parte più elevata del mio sentire, condotta dai raggi vibranti del sole. Il mio corpo è ombra. Ombra passeggera in questa vita, ma se riesco a unire queste due forze (nuovamente), esse si ricongiungeranno per dare il via a qualcosa di nuovo. Io devo solo eseguire. Quello che il mio corpo comanda. Attendere, ascoltare, sentire, respirare, oscillare, muovermi dove lo spazio intorno a me mi chiama e dove sento il “contatto”, fare si che l’intenzione si scarichi attraverso il corpo, il sangue, la mano, il pennello e la china che cola secondo indicazioni che non posso pensare, ma solo eseguire. Eseguire e seguire, fino a quando il contatto s’interrompe e in quel momento, interrompere l’azione.

 

MC

 

 

 

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